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Il pane d'api: cos'è

Il pane d'api è polline crudo, maturato nelle cellette dell'alveare.

polline nelle cellette
polline nelle cellette

Il polline fresco non potrebbe conservarsi all'aria ed ammuffirebbe velocemente. Per questo motivo le api devono lavorarlo, aggiungendo gli enzimi necessari a farlo conservare a lungo. Questi enzimi, uniti ai microorganismi presenti nell'aria ed all'alta temperatura dell'alveare, trasformano il polline grezzo in pane d'api.

pane d'api
pane d'api

Per le api costituisce una fonte di alimentazione primaria ed e' piu' energetico del polline grezzo (che le api raccolgono dai fiori).

Per l'uomo, e' piu' tollerabile del polline fresco e se ne consiglia l'utilizzo, rispetto a quello grezzo, ai soggetti allergici ai pollini.

Il pane d'api: come nasce

Il polline grezzo, raccolto dalle api bottinatrici, viene poi stoccato nelle cellette dalle api operaie.

palline-di-polline-grezzo
palline-di-polline-grezzo
polline grezzo nelle cellette
polline grezzo nelle cellette

Qui il polline grezzo, con miele e cera e per effetto degli enzimi aggiunti dalle api, dei microrganismi presenti e per l'alta temperatura dell'alveare, subisce una serie di processi biochimici e strutturali, trasformandosi, dopo circa 3 mesi, in pane d'api.

pane d'api in maturazione
pane d'api in maturazione

Il pane d'api: come si estrae

A differenza del polline grezzo, che viene raccolto fuori dell'alveare, il pane d'api si estrae dai favi.

La tecnica piu' semplice prevede la sua estrazione manuale. Il favo, a temperatura ambiente o dopo averlo congelato, viene rotto e si raccoglie il pane, separandolo dalla cera. Viene messo in un setaccio a maglie abbastanza larghe da far cadere la cera e trattenere i cilindretti di pane. Dopo essere stato setacciato per bene, viene fatto essiccare a bassa temperatura, per eliminare l'umidita' residua. A questo punto e' pronto per il confezionamento. La sua durata nella confezione e' di circa 4 anni.

In commercio si trovano alcune apparecchiature per automatizzare il processo. Una di queste frulla i pezzi di favo congelato e separa la cera con un forte getto d'aria, facendo uscire il pane d'api quasi del tutto pulito. Poi si procede come nella procedura a mano per le fasi successive.

macchina per estrazione del pane d'api
macchina per estrazione del pane d'api

Informazioni nutrizionali sul Pane d'api

Oltre alle qualità di polline, il pane d'api ha caratteristiche specifiche, tra cui il suo elevato contenuto di zuccheri semplici, enzimi, fibre ed amminoacidi.

Per la sua acidità, il pane d'api è facilmente assimilabile dal nostro organismo.

Rispetto al polline, il suo valore nutrizionale è ancora più alto.

 Valori medi per
100 g
 Porzione di
100 g
DGR
Dose giornaliera
raccomandata
% della DGR
a porzione
 Valore calorico 364 kcal 364 kcal  2000 kcal 18%
 Valore energetico
1524 KJ 1524KJ
 Proteine 22.5 g 22.5 g 50  g 45%
 Glucidi

di cui zuccheri

36.3 g

26.6 g

36.3 g

26.6 g

260 g

90  g

13%

30%

Lipidi

saturi

mono insaturi

polinsaturi

Omega 3

Omega 6

grassi idrogenati

9.8 g

2.75 g

2.15 g

4.91 g

3.33 g

0.64 g

0.38 g

9.8  g

2.75 g

2.15 g

4.91 g

3.33 g

0.64 g

0.38 g

70  g

20  g

34  g

16  g

2.2  g

14  g

 

14 %

14 %

6 %

31 %

151%

5 %

 

 Fibre 20.2 g 20.2 g 25  g 81%
Sali minerali

Sodio

tracce

tracce

tracce

tracce

6.0 g

2.4 g

0 %

0 %

Il pane d'api è raccomandato per essere consumato senza problemi da persone che potrebbero avere una certa sensibilità ai vari tipi di polline.

Può anche aiutare il corpo ad abituarsi al consumo di polline grezzo.

E' utile anche alle persone che hanno problemi intestinali. Il suo caratteristico sapore agrodolce, dovuto alla fermentazione, lo rende ancora più efficace del polline per i disturbi del fegato.

Pane d'api: quale scegliere?

 Sul mercato italiano ne arriva molto dall'estero, soprattutto dalla Francia e dalla Lituania, ma anche da altri paesi dell'est europeo, dove e' molto conosciuto.
Ho anche letto di un pane d'api che viene direttamente dall'Himalaya.

Ora, a prescindere dalla bontà o dalla purezza del pane d'api importato, e' preferibile consumare quello italiano. Anzi, sarebbe preferibile consumare quello prodotto nella stessa zona in cui si vive. Come i prodotti a Km. Zero, dovrebbe provenire dallo stesso ambiente in cui viviamo.

Se conoscete un apicoltore nella vostra zona, provate a chiedere direttamente a lui il pane delle api in favo. Vedrete che sarà sicuramente salutare per voi, anche se non viene dall'altra parte del mondo.

L'Apipuntura, che prevede il trattamento con punture di api vive, e' una delle pratiche dell'Apiterapia. La puntura d'ape viene ottenuta appoggiando l'addome dell'ape direttamente sulla pelle.

Apipuntura ed Apiterapia

L'Apipuntura, che prevede il trattamento con punture di api vive, e' una delle pratiche dell'Apiterapia.

apipuntura - veleno d'ape
apipuntura - veleno d'ape

L'Apiterapia e' l'uso di sostanze prodotte da api (come il veleno, propoli, o miele) per il trattamento di varie condizioni mediche, in affiancamento alle terapie della medicina tradizionale.

L'Apipuntura e le altre tecniche

L'Apipuntura e' una delle diverse  modalità di trattamento con il veleno d'api, forse la più nota, perché e' la più semplice.

Il veleno d'api viene utilizzato in cosmesi per la preparazione di creme antirughe o contro le macchie della pelle, ma anche come unguento antireumatico.
Il veleno non penetra la pelle, quindi il suo utilizzo in unguenti e balsami e' inefficace.

L'Apipuntura in pratica

La puntura d'ape viene ottenuta appoggiando l'addome dell'ape direttamente sulla pelle.

L'ape viene trattenuta con le dita, oppure utilizzando una pinzetta.
Se l'ape non punge appena tocca la pelle, basta disturbarla un po'  per farla "arrabbiare" e pungere.

Dopo la puntura, non riuscendo ad estrarre il pungiglione, l'ape si trascina via con le zampe, lacerandosi l'addome.

Apipuntura con api vive
Apipuntura con api vive

Il pungiglione resta conficcato nella pelle e continua a contrarsi, iniettando il veleno. Dopo circa 15 minuti viene rimosso aiutandosi con una pinzetta. Con questa tecnica l'ape muore, ma si ottiene il massimo effetto con una singola puntura.

Apipuntura - Rimozione del pungiglione
Apipuntura - Rimozione del pungiglione

Una diversa tecnica di Apipuntura prevede il salvataggio dell'ape, facendola pungere attraverso una retina metallica.
Non appena l'ape punge, la retina viene sollevata ed il pungiglione si sfila dalla pelle.
Questa tecnica è meno efficace della precedente perché solo una parte del veleno viene iniettata, ma evita che l'ape possa morire dopo la puntura.

L'Apipuntura per curare tutti i mali

Magari si potessero curare tutti i mali con l'apipuntura!
Non faro' l'elenco di ciò che si può curare perché questo dipende dal paziente e dal suo medico curante.

L'Apipuntura e' efficace in diverse patologie, ma solo il proprio medico potrà valutare se trattarle con questa tecnica sperimentale.

Curarsi da soli con l'Apipuntura

Questa e' un'aspirazione legittima, naturale, di chiunque ne abbia sentito parlare.

Ma funziona davvero?
Certamente, lo posso testimoniare di persona, nel mio caso ha funzionato!
Cosa ho curato?
Non e' certo per tutelare la mia privacy che NON LO DICO!

Mi ci sono avvicinato all'Apipuntura proprio con l'intenzione di fare tutto da solo, con le mie api.
Avevo  la convinzione che, se e' naturale, non puo' certo farmi male.

E, invece ... mi sono subito reso conto di avere reazioni estese alle punture, tanto da rivolgermi ad un allergologo. Mi sono ritrovato ad essere allergico al veleno d'ape e, caspita, soltanto a quello. Sono quindi costretto a tenere a portata di mano la siringa di adrenalina per le emergenze. Devo anche assumere un antistaminico per evitare reazioni allergiche sistemiche, prima di sottopormi alle punture d'ape.

Nonostante questo "contrattempo", ho deciso di continuare con le punture. Mi limitavo a farle in corrispondenza delle zone dolorose, sperando che avvenisse qualche miracolo.
Il vero salto di qualita' l'ho avuto soltanto dopo aver coinvolto il mio medico, che gia' praticava l'agopuntura.
Le punture fatte nei punti di agopuntura piu' adatti (alla patologia da trattare in quel momento) si sono rivelate molto piu' efficaci dei miei maldestri tentativi iniziali.

Insomma, mi ritengo fortunato di non averci "lasciato la pelliccia" e consiglio a chiunque voglia provare con l'apipuntura di informare il proprio medico e farsi consigliare al meglio. Il dolore della puntura e' veramente intenso, improvviso, lancinante.

Ha poco senso sottoporsi ad una terapia cosi' dolorosa ed invasiva senza un controllo medico preventivo e, soprattutto, senza la certezza della sua efficacia nel proprio caso specifico.

 

 

 

Oggi c'era un po' di sole e ne ho subito approfittato per fare una visita di controllo apiario.
La temperatura dell'aria e' ancora bassa, ma il sole di oggi ha permesso alle api bottinatrici di lavorare un po'.

Le soglie di alcune arnie erano semideserte, mentre altre erano piuttosto affollate, nonostante il freddo di febbraio.

Arnia durante l'ultimo controllo apiario
Arnia durante l'ultimo controllo apiario

In giro c'e' il nocciolo da bottinare ed anche la fioritura del Calycanthus continua.

Fiori di Calycanthus
Fiori di Calycanthus

In attesa di temperature piu' alte per poter aprire le arnie, ho potato un paio di piante dell'apiario. La settimana scorsa era toccato al caco ed oggi ho potato il gelso e l'acacia. Appena possibile dovro' mettere in vaso un paio di alberelli di giuggiole che ho promesso ad un amico, spuntati un po' ovunque nel giardino antistante l'apiario. Devo recuperare un paio di giovani piante d'acacia per piantarle nel raggio utile dell'apiario.

Non c'e' niente di meglio che stare un po' al sole, anche le api si scaldano, esattamente come faccio io.

Foto di due api al sole su arnia
Api al sole su arnia

A quanto pare lo stare al sole non piace solo alle api ed anche una farfalla si posa sull'arnia, proprio davanti alla soglia.

20150208_Orsomiele_farfalla-su-soglia2_09_07

Ancora un po' di attivita' sulla soglia dell'arnia finche' i raggi del sole la riscaldano.

20150208_Orsomiele_api-su-soglia_06_03

Le api sono rientrate nelle arnie ed il sole tramonta su questa tiepida domenica di febbraio.

20150208_Orsomiele_tramonto-su-apiario_03_09

La visita di controllo apiario di oggi non mi ha permesso di fare molto per le api, ma ho fatto qualche lavoretto all'aria aperta e sono soddisfatto. L'inverno non e' ancora terminato, le temperature non mentono.

Anche se le previsioni del tempo hanno annunciato un brusco calo delle temperature, oggi ci sono circa 14 gradi ed ho deciso di fare un giro in bicicletta per fare una visita controllo apiario. Le soglie di alcune arnie erano semideserte, mentre altre erano piuttosto affollate, vista la stagione e la ridottissima disponibilita' di nettare. In alcune c'era un po' di attivita', ma erano famiglie forti e numerose e sembrano piu' "temerarie" nello sfidare il freddo rispetto alle altre. Il bilancio della visita di controllo in apiario e' senz'altro positivo e le famiglie sembrano attive ed in salute.

Gennaio visita controllo apiario in pillole

Anche se le previsioni del tempo hanno annunciato un brusco calo delle temperature, oggi ci sono circa 14 gradi ed ho deciso di fare un giro in bicicletta per fare una visita di controllo in apiario.

Foto di api su soglia ocra che si godono il primo timido sole di gennaio
Api su soglia ocra si godono il primo timido sole di gennaio

Le soglie di alcune arnie erano semideserte, mentre altre erano piuttosto affollate, vista la stagione e la ridottissima disponibilita' di nettare.

In questa c'era un po' di attivita', ma sono famiglie forti e numerose e sembrano piu' "temerarie" nello sfidare il freddo rispetto alle altre.

Foto di api su soglia verde che si godono il primo, timido sole di gennaio
Api su soglia verde si godono il primo timido sole di gennaio

Anche in questa arnia c'era movimento costante di api ed anche qualche bottinatrice che rientrava con del polline ( forse di tarassaco, ma anche il nespolo e' in fiore)

Foto di api su soglia rossa in attivita' nel mese di gennaio
Api su soglia rossa in attivita' nel mese di gennaio

In queste altre invece c'era pochissima attivita' all'esterno. Forse erano rimaste in poche per tenere caldo l'alveare e preferivano restare all'interno al riparo.

Foto di arnia verde a gennaio con poche api in vista
Arnia verde a gennaio. Poche api in vista

Un'altra soglia deserta, meglio controllare se stanno consumando il candito ...

Foto di arnia marrone a gennaio con poche api in vista
Arnia marrone a gennaio. Poche api in vista

All'apertura del tetto, dopo aver rimosso la copertura invernale (un ritaglio di feltro) per scoprire il diaframma trasparente per ispezione, in qui c'e' il foro per la nutrizione aggiuntiva, la sorpresa: non c'erano poche api, ma erano solo un po' pigre e, forti di abbonanti scorte, preferivano alimentarsi con il candito, invece di uscire alla ricerca di quel poco che offre l'inverno.

Foto di api viste dal foro di nutrizione
Api viste dal foro di nutrizione

Sembra che il candito bianco sia preferito, rispetto a quello giallo, dalle api di questo apiario.

Foto di api mentre si cibano di candito solido
Api mentre si cibano di candito solido

E' importante controllare spesso il proprio apiario, anche se soltanto dall'esterno, come succede in inverno. Il rischio di perdere una famiglia per pura disattenzione e' altissimo. Posticipare la fusione di due famiglie, ad esempio, anche di pochi giorni, puo' determinare la morte di quella piu' debole. Lo stesso puo' succedere per mancanza di nutrizione integrativa o se questa viene fatta con approssimazione. Inutile mettere del candito solido se questo non viene bagnato un po' per facilitarne l'uso.

Gennaio visita controllo apiario il bilancio

Il bilancio della visita controllo apiario e' senz'altro positivo e le famiglie sembrano attive ed in salute.  🙂

Si apre con gennaio il calendario dell' apicoltore 2015, che ho deciso di scrivere per tenere come promemoria delle cose che dovro' fare per condurre il mio futuro apiario (con la mia unica arnia). Inventario ed approviggionamenti di magazzino, manutenzione e revisione del materiale non in uso. Predisporre telaini con fogli cerei per nido e melario Verificare se necessaria nutrizione aggiuntiva con candito

Si apre con gennaio il calendario apicoltore 2015, che ho deciso di scrivere per tenere come promemoria delle cose che dovro' fare per condurre il mio futuro apiario (con la mia unica arnia).

Gli ultimi giorni di dicembre ci hanno regalato un po' di neve, che non ha retto ai primi raggi di sole dell'anno nuovo.

2015-gennaio_arnia-innevata

 

Qui il 2015 e' iniziato con un po' di sole, ma la temperatura non e' andata oltre i 10 gradi.

Le api hanno approfittato del tempo favorevole per fare un po' di pulizia dell'alveare.

api-su-soglia-gennaio-2015

Nel 2014 ho fatto esperienza come assistente apicoltore nella conduzione di un apiario di quasi 30 arnie e mi sono guadagnato un piccolo spazio dove ospitero' la mia unica arnia (questa l'idea iniziale) e produrro' da solo il miele che consumero' fino alla prossima stagione.

Gli ultimi giorni dell'anno sono stati dedicati all'inventario annuale e da gennaio iniziano gli approviggionamenti di magazzino per la nuova stagione apistica.
Questo e' il periodo adatto per acquistare i fogli cerei, i telaini nuovi ed il filo per armarli e fare un po' di manutenzione di melari ed arnie vuote giacenti in magazzino. Predisporre i telaini da nido e da melario che sono stati previsti, armandoli con il filo ed installandoci quindi i fogli cerei, in modo che siano pronti appena dovranno essere utilizzati.

Allo scopo di evitare perdite di sciami per mancanza di scorte, all'occorrenza bisogna integrare la nutrizione con del candito solido.

Oggi non era abbastanza caldo da aprire le arnie per controllare lo stato delle famiglie, ma si e' impiegato il tempo a predisporre un nuovo supporto per le arnie, nella posizione che occupera' durante tutta la stagione. Il supporto scelto e' formato da due pali da filare o da vigna in cemento armato, posizionati sopra 3 montanti, composti ognuno da una copia di forati in cemento soprapposti. utilizzando questo supporto, le arnie vengono poste a 60cm di altezza sul piano di campagna.

Il miele viene prodotto dalle api a partire dal nettare dei fiori, che le api trasformano e raffinano, fino a trasformarlo nel miele che l'apicoltore in gran parte raccoglie come frutto del suo lavoro. In questa pagina troverai l'elenco dei diversi tipi di miele italiano

Miele uniflorale, millefiori e melata sono solo classificazioni convenzionali per indicare i diversi tipi di miele e la loro origine botanica.
Il miele viene prodotto dalle api a partire dal nettare dei fiori, che le api trasformano e raffinano, fino a trasformarlo nel miele che l'apicoltore in gran parte raccoglie come frutto del suo lavoro.

Il miele si distingue in:

  • uniflorale (prevalenza di una specifica disponibilita' di fioritura nel periodo di raccolta del nettare. ad es.: m. di acacia)
  • multiflorale (non e' quantificabile una netta prevalenza di raccolta di nettare da una pianta specifica. ad es.: il m. di millefiori o millefiori.
  • melata (non di origine floreale, prodotto a partire dalle secrezioni prodotte da alcune piante a seguito dell'azione degli afidi. melata o miele di melata)

Il miele e' buono, e' sano e fa bene alla salute. Ha un alto valore nutritivo perche' e' composto da zuccheri semplici (o monosaccaridi), quali fruttosio e glucosio, che vengono bruciati molto velocemente dal nostro organismo e traformati in energia in brevissimo tempo.

Oltre agli zuccheri, contiene anche aminoacidi, enzimi, ormoni, sostanze ad azione antibiotica, vitamine e diversi sali minerali (o oligoelementi).

Facilita l'assorbimento del calcio  e contiene sostanze che favoriscono la crescita e lo sviluppo.
La presenza di molti oligoelementi, tra i quali il calcio, il ferro, il fosforo, il manganese, il rame e lo zolfo, lo rendono un ottimo ricostituente naturale, ancora piu' potente se abbinato al consumo di polline. Il miele di melata (o semplicemente melata), come e piu' dei mieli del periodo estivo, e' particolarmente ricco di sali minerali ed e' il piu' indicato sia come alimento durante la crescita e lo sviluppo dei bambini, sia come integratore alimentare per chi pratica attivita' sportiva e fisica.

La qualita' del miele

La qualita' di un miele dipende principalmente dai nettari che lo costituiscono ed anche da fattori esterni, come l'andamento meteorologico, il metodo di raccolta ed estrazione e l'umidita' del luogo di maturazione.

vasetti di miele italiano di millefiori primaverili ed estivi
vasetti di miele italiano di millefiori primaverili ed estivi anno 2014

A seconda del suo utilizzo da parte dell'alveare, condizioni climatiche permettendo, il miele viene progressivamente asciugato dall'acqua che ancora contiene ed utilizzato subito o accumulato e stoccato nei favi da miele, che sono i piu' esterni dell'arnia, per conservarlo e consumarlo durante l'inverno. Per la raccolta del miele, l'uomo aggiunge al di sopra dell'arnia una "stanza aggiuntiva", detta melario, che conterra' i favi fatti dalle api per conservarvi il miele da conservare. Una rete, chiamata escludi-regina, impedira' alla regina di raggiungere il melario e quindi di covare nelle celle, che conterranno solo m., che poi verra' raccolto dall'apicoltore.

La presenza di acqua nel miele ne pregiudica la capacita' di conservazione nel tempo. Essendo un alimento quasi saturo [60% - 95%] di zuccheri [84% il limite di saturazione del saccarosio in acqua] non favorisce ed anzi impedisce la crescita e proliferazione batterica (nell'acqua presente al suo interno). Durante il processo di maturazione naturale del miele, la presenza di una eccessiva quantita' di acqua ne potrebbe determinare la fermentazione, che lo renderebbe inutilizzabile, sia per le api, che per l'uomo.

Miele italiano

Questi sono solo alcuni dei tipi di miele uniflorale italiano, prodotti a partire dal nettare dei fiori delle piante che crescono sul territorio italiano. Parlo di miele italiano, perche' il miele puo' essere identificato a partire dalle tracce e quantita' di pollini, autocotoni o tipici del nostro territorio, che presenta al suo interno. Lo spettro pollinico del miele dipende quindi dalla vegetazione presnte della zona di produzione. All'esame melissopalinologico, nel miele prodotto in Italia c'e' sempre la presenza di sulla (Hedysarum coronarium), che rende tipica l'origine geografica italiana del miele.

Alcuni dei nostri mieli uniflorali:
  • abete
  • arancio
  • cardo
  • castagno
  • colza
  • corbezzolo
  • girasole
  • edera
  • erba medica
  • erica
  • eucalipto
  • lavanda
  • melata d'abete
  • melata di quercia
  • robinia (acacia)
  • rosmarino
  • rovo
  • sulla
  • tarassaco
  • tiglio
  • zagara
Alcuni dei nostri mieli multiflorali:
  • agrumi
  • fruttiferi (pero, melo, pruno, mandorlo, cilliegio)
  • melata di latifoglie
  • millefiori
  • millefiori primaverili
  • leguminose (trifoglio, erba medica, lupinella, ginestrino)

Miele straniero

Sul mercato italiano si trovano anche mieli di provenienza sia comunitaria. che extracomunitaria. L'origine del miele e' importante e sarebbe preferibile consumare soltanto miele italiano, meglio se solo della propria regione o provincia di residenza. In mancanza d'altro (o di tempo per trovarlo), spagnoli, francesi ed ungheresi producono del buon miele, i neozelandesi producono un m. unico al mondo, il Manuka o m. di Manuka. I cinesi sono i maggiori produttori al mondo di miele d'acacia, che e' il piu' scadente presente sul mercato, quindi difficilmente troverete in etichetta la dicitura "miele extracomunitario, paese d'origine cina", ma sara' miscelato con altri mieli comunitari e venduto come miele di origine comunitaria ed extracomunitaria. Conviene sempre leggere attentamente le etichette, prima di acquistare qualsiasi alimento. Io preferisco il miele italiano, prodotto dal nettare dei fiori nostrani.

Uno dei prodotti delle api e' la Propoli, che viene usata come stucco per rivestire le loro arnie, siano esse cavita' naturali, o artificiali, tapparne buchi ed infiltrazioni ed anche ricoprire gli intrusi che non riescono a portare fuori dall'alveare.

Uno dei prodotti delle api e' la Propoli, che viene usata come stucco per rivestire le loro arnie, siano esse cavita' naturali, o artificiali, tappare buchi ed infiltrazioni ed anche per ricoprire gli intrusi che non riescono a portare fuori dall'alveare.

Viene prodotta impastando con cera e saliva diverse sostanze resinose, gommose e balsamiche che la api raccolgono da alcuni alberi che, a loro volta, le hanno prodotte per curarsi le ferite e proteggere le nuove gemme.
Sono presenti nella propoli anche

  • acidi grassi,
  • enzimi,
  • flavonoidi,
  • oli essenziali,
  • oligoelementi,
  • tannini,
  • vitamine del complesso B,
  • zuccheri mono e polisaccaridi.

La propoli possiede anche alcune proprieta' medicinali naturali, che la rendono utile ed efficace anche sull'uomo.

Viene comunemente usata come disinfettante e cicatrizzante per le ferite superficiali e le sue proprieta' antibatteriche la rendono efficace anche per la cura (e la prevenzione) di alcune malattie dell'apparato respiratorio.

 Queste le proprieta' medicinali della propoli scoperte fino ad ora:

  • Anestetiche
  • Antibiotiche
  • Antinfiammatorie
  • Antireumatiche
  • Antivirali
  • Battericide: (uccide numerosi ceppi microbici)
  • Batteriostatiche (impedisce la proliferazione di alcuni ceppi microbici che non riesce ad uccidere)
  • Cicatrizzanti
  • Fungicide (su alcuni tipi di funghi)
  • Immunostimolanti

e queste le malattie o affezioni di vario genere per cui la propoli si e' rivelata efficace:

Apparato Circolatorio

anemia
flebite

Apparato respiratorio

asma bronchiale
bronchite e broncopolmonite
effetti da tabagismo
faringite
herpes labiale
influenza e stati influenzali
laringite
mal di gola
otite
raffreddore
rinite
sinusite
tonsillite
tosse (anche da fumo)

Apparato digerente

afta (ulcera in bocca)
alitosi
colite
gastrite
gengivite
glossite (infiammazione della lingua)
infezioni dentali
ipersensibilita' dentale
riequilibrio flora intestinale (dopo cura antibiotica)
stomatite ulcerosa
ulcera gastroduodenale

Apparato genito-urinario

cistite
emorroidi
nefrite
prostatite
ragadi
uretrite
vaginite

Uso topico per la cura di:

acne
ascessi
blefariti dell'occhio
calli
duroni
eczema
ferite
foruncolosi
geloni
micosi (solo alcuni ceppi di funghi)
orzaiolo dell'occhio
occhio di pernice
pelle irritata dei neonati
piaghe
punture di insetti
ragadi al seno
reumatismi e malattie reumatiche
scottature
screpolature delle mani
ulcera varicosa

La medicina moderna ha riconosciuto alla propoli (o propolis) molte delle proprieta' traumaturgiche che la tradizione gia' le attribuiva gia' nei secoli passati.

propoli grezza
Propoli grezza da lavorare

Io la utilizzo abitualmente da qualche mese, ed ho provato alcuni dei formati in cui viene venduta.
Esiste in soluzione alcolica o acquosa, entrambe al 30% di prodotto attivo.
Per un mal di gol, un po' di tosse o un principio di raffreddamento mi sembra piu' efficace la soluzione alcolica, assunta per via orale in ragione di 3-5 gocce ogni 3 ore, senza superare le 45 gocce/die. Le stesse dosi valgono per la soluzione a base d'acqua, adatta anche ai bambini.
Preferisco utilizzare la soluzione alcolica in confezione con vaporizzatore naturale, mentre per la soluziona a base d'acqua preferisco la confezione con contagocce (la versione con vaporizzatore spary spesso si inceppa prima di aver terminato il prodotto).

Ho assaggiato (in realta', letteralmente divorato), delle caramelle gommose a base di propoli e miele in occasione di un recente convegno su miele ed apicoltura e le ho apprezzate talmente tanto che non mi sono preoccupato di segnarmi i riferimenti del loro produttore (credo fosse piemontese). Peccato, ma spero di ritrovarlo i primi di marzo ad Apimell.

Il miele in favo viene prodotto interamente dalle api, senza alcun intervento da parte dell'uomo. A differenza del comune miele in vasetto (che l'uomo estrae dai telaini, lavora con diversi metodi ed infine versa nei vasetti), quello in favo viene semplicemente staccato dai telaini ed immediatamente confezionato per la vendita.

Il miele in favo viene prodotto interamente dalle api, senza alcun intervento da parte dell'uomo.

A differenza del comune miele in vasetto (che l'uomo estrae dai telaini, lavora con diversi metodi ed infine versa nei vasetti), quello in favo viene semplicemente staccato dai telaietti ed immediatamente confezionato per la vendita.

Il miele in favo e' quindi miele vergine, di qualita' e purezza superiori rispetto allo stesso miele, se lavorato, ed andrebbe consumato con tutta la cera, senza eliminarla.

Produrre il miele in favo

Per produrre il miele in favo, l'apicoltore utilizza dei supporti in plastica alimentare (o in legno, alla francese) detti favetti, che vengono inseriti nei comuni telaini da melario e lasciati riempire dalle api. Una volta riempiti dalle api (vedi foto), i favetti vengono inseriti in contenitori trasparenti su cui viene apposto un sigillo di garanzia autoadesivo e sono pronti per la vendita.

Miele-in-favo
Miele in favo dentro favetto di plastica

Il costo dei favetti in plastica e' di circa 2 euro l'uno. Il costo comprende sia il favetto (in cui inserire il foglio cereo), che la confezione trasparente di vendita. In un telaino standard da melario si inseriscono esattamente (senza sprecare spazio) quattro favetti in plastica, quindi il costo totale e' di circa 8 euro per ogni telaino.
I favetti in legno alla francese costano anche di piu', ma sono superiori soltanto dal punto di vista estetico, rispetto a quelli in plastica alimentare.
L'apicoltore risparmierà sicuramente sulle (costose) attrezzature necessarie per produrre il miele, ma il costo inciderà direttamente sul prezzo di vendita al consumatore.

Ricavare il miele in favo

Un altro metodo di produzione del miele in favo consiste nel tagliare i favi direttamente dai telaini standard e confezionarli in confezioni di plastica trasparente. Questo e' un metodo piu' economico del precedente, perché non bisogna acquistare i favetti, ma e' anche meno "pulito". Tagliando il favo, le cellette lungo il perimetro vengono inevitabilmente rotte e viene disperso un po' di miele. Se il pezzo di favo viene inserito subito nella confezione di vendita, ci sarà del miele sparso sul fondo della confezione.
Se invece il favo verrà fatto decantare sopra un banco di disopercolazione, si eviterà l'inconveniente di cui sopra, ma si dovrà comunque lavorare anche il miele disperso.

Miele in favo in vasetto

Ultimo metodo di produzione, ancora più economico del precedente, consiste nell'utilizzare i comuni vasetti in vetro da 1Kg, capovolti sul fondo del melario. Sul fondo del melario, sopra l'escludiregina, potrà essere aggiunto un pannello in legno con fori circolari, in cui inserire i vasetti in vetro fino al limite della filettatura, oppure utilizzare dei fondi in plastica alimentare già predisposti per avvitarci i vasetti in vetro, distanziati tra loro per poterne controllare a vista il riempimento.
Questo metodo presenta almeno uno svantaggio, perché i vasetti presentano dello spazio vuoto tra i favi costruiti dalle api e i consumatori non saranno certo contenti di acquistare un vasetto non completamente pieno.
Per ovviare a questo il produttore (spesso, purtroppo) riempie lo spazio vuoto con del miele lavorato, che non puo' certo essere della stessa qualità di quello presente all'interno del favo.

Etichettatura

Fate attenzione alla confezione di vendita ed all'etichettatura!
"Miele IN favo" non equivale a "miele CON favo" e nemmeno a "miele E favo". Dopo aver guardato la confezione di vendita, bisogna leggere attentamente l'etichetta, per vedere l'origine di cio' che state acquistando. Nel caso del miele in favo, questo non può essere originario di paesi UE ed ExtraUE, perché e' un unico prodotto.


Il mio consiglio e' quello di acquistare e consumare soltanto miele italiano, prodotto e confezionato in Italia. In ogni regione italiana ci sono piccoli e medi produttori di miele, di diverse varietà, che dipendono dalla flora autoctona della regione. Se vi piace, ad esempio, il miele d'arancio o di zagara, lo potrete acquistare direttamente (o via internet) quasi esclusivamente da un produttore della Sicilia. Difficilmente un produttore del Trentino potrà produrre miele d'arancio (senza spostare le sue arnie in Sicilia), perché il Trentino non produce arance.
Facile, no? 😉

Questa e' la pagina di presentazione di OrsoMiele. La storia inizia cosi' ... Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai in uno sciame oscuro ... Quando si e' trattato di scegliere un nome facile da ricordare per questo sito, mi e' bastato unire le due parole piu' usate dai miei amici quando parlano di me, cioe' orso e miele, cosi' si ricorderanno facilmente come trovare cio' che scrivo in rete, senza nemmeno doversi annotare l'indirizzo.

Questa e' la pagina di presentazione di OrsoMiele. La storia inizia cosi' ...

Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai in uno sciame oscuro, ché la diritta via s'era smarrito.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura,  estsciame selvaggio e aspro e forte, che nel pensier rinova la paura!

Tant'è amara che poco è più morte; ma per trattar del ben ch'i' vi trovai, dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte.

Non credo che Dante se la prenderebbe a male per aver descritto il mio primo vero incontro con le api modificando i primi versi della sua Commedia. Anch'egli le teneva in altissima considerazione, utilizzandole per descrivere il lavoro degli angeli [« sì come schiera d'api che s'infiora / una fiata e una si ritorna / là dove il suo laboro s'insapora » (Dante Alighieri, Divina Commedia, Paradiso, XXXI, 7-9) ] ...continua a leggere "Presentazione di OrsoMiele"